Lavoro

I rischi ignoti di un mondo in cui è la macchina a dar lavoro agli uomini

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Linkiesta
Alessio Amorelli·28 marzo 2026 alle 03:45
ARTICOLO

L'articolo esplora i rischi e le sfide legali legate all'uso dell'intelligenza artificiale nel lavoro, evidenziando come questo cambi il rapporto tradizionale tra lavoratore e datore di lavoro.

Questa settimana ho provato, senza successo, a iscrivermi a una piattaforma online che si chiama RentaHuman.ai. Nel momento in cui scrivo, il contatore sul sito indica 662.869 persone disponibili a essere “noleggiate” da un agente artificiale per svolgere i compiti più disparati: fare una fotografia, ritirare un pacco o sottoscrivere un documento per conto di una macchina.

A prima vista, sembra l’ennesimo spazio digitale dove provare a guadagnare qualche euro. Ma se si guarda meglio al meccanismo, emerge qualcosa di diverso. Nelle piattaforme tradizionali della gig economy il rapporto, per quanto mediato, resta umano: un cliente incarica, una piattaforma organizza, un lavoratore esegue. Qui, invece, il centro decisionale è un agente di intelligenza artificiale.

L’essere umano non lavora più per qualcuno, ma per qualcosa. È un passaggio sottile, ma radicale: non si tratta più di governare l’AI, bensì di essere governati da essa. Se questo modello dovesse diffondersi, le implicazioni per il diritto del lavoro sarebbero tutt’altro che marginali. La prima criticità riguarda l’imputazione della responsabilità.

Le categorie tradizionali — datore di lavoro, committente, intermediario —…

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