Economia

Poste Italiane e l’opas su Tim. Proposta da 10,8 miliardi di controvalore, perché non si tratta di una manovra politica

FONTE
Il Riformista
Andrea Chiloiro·24 marzo 2026 alle 13:00
ARTICOLO

L'articolo analizza l'offerta pubblica di acquisto di Poste Italiane su TIM, evidenziando il ruolo del controllo pubblico e le sinergie previste. Si sottolinea che l'operazione non è solo una manovra di mercato, ma un progetto con implicazioni strutturali per la governance.

L’o.p.a.s. lanciata da Poste Italiane su TIM merita di essere letta per ciò che è, prima ancora che per ciò che promette. Certo, esiste una logica industriale: l’integrazione tra rete commerciale, pagamenti, servizi finanziari, connettività, cloud, gestione dei dati e cybersicurezza consente a Poste di presentarsi non più soltanto come operatore postale evoluto, ma come conglomerato di infrastrutture e servizi essenziali. Anche i numeri, almeno sulla carta, sono significativi: circa 10,8 miliardi di euro di controvalore, 700 milioni annui di sinergie stimate, oltre 150 mila dipendenti nel gruppo risultante. Sarebbe poco serio liquidare l’operazione come semplice manovra politica.

Il punto, però, è un altro. Qui non siamo davanti a una normale contesa di mercato, nella quale un operatore privato decide di scalare un altro operatore privato e lo Stato, dall’esterno, si limita a vigilare o, al più, a esercitare i poteri speciali nei limiti consentiti dall’ordinamento. Qui lo Stato c’è già ed è il regista dell’intera operazione. Poste Italiane è partecipata dal Ministero dell’economia e delle finanze per il 29,257 per cento e da Cassa Depositi e Prestiti per il 35 per cento. In altri…

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