Una riforma “giusta”, un tassello del mosaico di un’Italia maggioritaria. Oltre gli steccati
“L'articolo analizza la riforma della magistratura proposta dal governo Meloni, evidenziando l'importanza di un rinnovamento delle istituzioni per affrontare le sfide attuali dell'Italia.”
L’aria di “sì” respirata in questa campagna referendaria va ben oltre il quesito, già di per sé epocale, riguardante la riforma della magistratura. Tappa – ne seguiranno altre, altrettanto profonde, sempre dal governo Meloni – di un percorso che vede nell’innovazione delle istituzioni una delle leve per permettere all’Italia di affrontare, nel pieno delle sue capacità, una delle fasi più turbolente dal secondo dopoguerra. È questa, in fondo, la vera scommessa politica del “riformismo nazionale” di Giorgia Meloni: cercare e trovare dei punti di sintesi con cui rinvigorire il corpo sociale ed economico che regge l’intera comunità.
In questo campo la compagine di governo si muove con il gramsciano «ottimismo della volontà» (a proposito dei critici che straparlano di egemonia fermandosi al censimento delle nomine) contro il pessimismo diffuso fra le “ex” classi dirigenti. Parliamo di ciò che avviene, più o meno strutturalmente, nelle democrazie nazionali più mature della nostra. È un fatto che negli Stati Uniti, in Germania, nel Regno Unito i contrafforti nazionali – le strutture che permettono a uno Stato, indipendentemente da chi governa, di tenere il passo – siano patrimonio comune…

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