Referendum giustizia, se vince il No. Rimpasto di governo. Fuori i “sacrificabili“
“L'articolo analizza le possibili conseguenze politiche di un referendum sulla giustizia, evidenziando le tensioni interne al governo di Giorgia Meloni e il rischio di rimpasti in caso di sconfitta.”
Roma, 23 marzo 2026 – Se vince il No, data l’inattesa misura della partecipazione, la sconfitta per la maggioranza sarà ancor più consistente del successo dell’opposizione di centrosinistra. Anche se non ci saranno particolari conseguenze né sul fronte del centrodestra né su quello di centrosinistra. Salvo, da un lato, il necessario sacrificio di qualche capro espiatorio e il rischio d’insorgere di qualche incrinatura e indebita paranoia. Dall’altro, il rinvigorito impegno in vista delle politiche, che rimangono tutt’altra storia rispetto al voto binario di un referendum, e il rinfervorarsi a maggior ragione delle tensioni interne e i veti reciproci sulla premiership.
Sarebbe comunque la prima, vera impasse nelle urne del centrodestra e del governo guidati da Giorgia Meloni. Di certo la premier non si smuoverà di un millimetro dal proprio incarico e dall’intenzione di portare a compimento la legislatura fino al 2027. Più incerto, se non precluso, il futuro della altre riforme in agenda del governo. Anche se non è affatto detto che la Lega non rilancino le ragioni esistenziali dell’Autonomia differenziata. E men che meno che Meloni e Fratelli d’Italia non continuino a credere nel…

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