Giustizia

7) Un arbitro che si allena con una squadra. Ora allineiamoci ai Paesi civili

FONTE
Il Giornale
[email protected] (Filippo Facci)·22 marzo 2026 alle 09:25
ARTICOLO

L'articolo critica la mancanza di imparzialità e la confusione dei ruoli nel sistema giudiziario italiano, suggerendo che una separazione chiara tra le diverse figure professionali renderebbe la giustizia più credibile e rispettata.

Il pubblico ministero è una squadra, il difensore è una seconda squadra, il giudice è l’arbitro tra le due squadre: ma nessuno accetterebbe un arbitro che si allenasse solo con la prima squadra, e che appartenesse alla sua stessa categoria, allo stesso caseggiato, allo stesso percorso formativo, alla stessa cultura e concorso professionale, allo stesso ordine, con lo stesso meccanismo di stipendio e lo stesso organo di autogoverno, e con in più, volendo, anche la possibilità di cambiare lavoro e andare nella prima squadra a fare il giocatore, prendendo il posto di un altro che viceversa diventerebbe un arbitro al posto suo. Poi è vero che un arbitro può essere ugualmente una persona onesta e imparziale, anzi, spesso è così, ma, quando capita, spesso si ha l’impressione che sia solo andata bene, che si abbia avuto fortuna: ma un arbitro non deve essere soltanto imparziale, deve anche sembrarlo. Infatti, nei Paesi considerati civili, fanno così: e una giustizia con i ruoli ben distinti sembra più leggibile, più equilibrata e, alla fine, anche più credibile. I pm e i giudici, invece, da noi, hanno sempre l’aria di chi si occupa della giustizia rispetto agli avvocati che invece si occu…

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