Sempre autonomi ma così i giudici saranno più liberi
“L'articolo analizza la riforma della separazione delle carriere nella magistratura, sostenendo che essa garantisce l'autonomia e l'indipendenza dei giudici, nonostante le critiche riguardo al controllo politico sulla magistratura.”
La separazione delle carriere che questa riforma attua ha alla sua base questo semplice principio: lo Stato mi garantisce che il giudice che deve decidere se io sono colpevole di ciò di cui mi si accusa è sempre terzo, senza legami con l'avvocato dell'accusa (il pm) e con quello della difesa. Non c'è vera separazione e terzietà, se il giudice - pensando che potrebbe un giorno ritrovarsi il pm che ha di fronte eletto nel Consiglio superiore della magistratura e chiamato a decidere della sua carriera - non si sente del tutto libero, se così ritiene, di dargli torto. Dicono i sostenitori del no: ciò a cui punta questa riforma è il controllo della politica sulla magistratura. Non c'è una virgola, una parola che vadano nella direzione di subordinare la magistratura alla politica. Troveranno invece due parole chiare e inequivocabili: "autonomia e indipendenza".
I componenti dei nuovi Csm verranno nominati da un sorteggio. Non è un sistema democratico? L'Anm dice che così i magistrati non si sentono rappresentati. Ma il Csm non è un'istituzione rappresentativa come ad esempio il Parlamento, è un organo di garanzia e di autogoverno. Negli ultimi anni i magistrati stessi si erano accorti c…
Ci spiegano che la separazione delle carriere aumenterà l’efficienza: la realtà dei fatti racconta una storia diversa
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La sinistra per il Sì suona la carica: riformare la magistratura, ora o mai più. Una battaglia di civiltà giuridica
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