Ci spiegano che la separazione delle carriere aumenterà l’efficienza: la realtà dei fatti racconta una storia diversa
“L'articolo critica la riforma della separazione delle carriere nel sistema giudiziario, sostenendo che essa possa favorire l'impunità e la penetrazione della mafia nelle istituzioni. Viene evidenziata la contraddizione tra l'idea di maggiore efficienza e le reali conseguenze negative per l'indipendenza dei magistrati.”
di Serena Poli
C’è una sfacciataggine truce nel modo in cui il potere sta ridisegnando le regole del gioco. Mentre ci spiegano che la separazione delle carriere serve a una maggiore efficienza, la realtà dei fatti, che cammina sulle gambe di uomini come Delmastro, ci racconta una storia diversa: quella dell’impunità garantita. Le gaffe di molti esponenti di maggioranza ne sono prova ulteriore.
Qualche mese fa, Nicola Gratteri ha sollevato un polverone dicendo una verità amara: i mafiosi voteranno Sì. La risposta del coro politico e giornalistico è stata immediata: “Gratteri dice che chi vota Sì è mafioso!”. La solita, pretestuosa ignoranza di chi finge di non capire la logica elementare. Dire che la criminalità organizzata guarda con favore a questa riforma non significa affermare che siano tutti criminali coloro i quali la voteranno. Ma nelle parole di Gratteri c’è una verità innegabile: la mafia oggi non spara più (o spara pochissimo), perché cerca la mimetizzazione. Vuole fare affari, entrare nelle società, negli apparati dello Stato. Vuole gestire appalti e sedersi ai tavoli che contano. La mafia cerca varchi, crepe… e questa riforma è una prateria.
Oggi il Pubblico Minister…

