‘Strike’, il film sulla Generazione Z che nessuno si aspettava dal cinema italiano

“L'articolo presenta il film 'Strike', che esplora le difficoltà della Generazione Z attraverso le dipendenze e le relazioni tossiche, evidenziando l'urgenza di affrontare questi temi senza giudizio.”
C’è una generazione che non urla più: si anestetizza. Non solo con le sostanze, ma con relazioni tossiche, aspettative irraggiungibili, silenzi familiari. È il grande non detto dei ventenni di oggi, e forse per questo il luogo più rivoluzionario del cinema contemporaneo non è una piazza, ma uno studio di psicoterapia.
Strike – Figli di un’era sbagliata parte da qui, da un Ser.D., e lo fa senza paternalismi, senza sconti, ma soprattutto senza paura di guardare negli occhi il disagio. E nell’intervista al vodcast SediciNoni, realizzata durante la 43ª edizione del Torino Film Festival, Matilde Gioli insieme a Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico restituiscono esattamente questo: un’urgenza, prima ancora che un film.
Al Ser.D si incontrano Dante (Gabriele Berti), studente di psicologia fragile e insicuro, Pietro (Giovanni Nasta), coinvolto in piccoli reati legati alla droga, e Tiziano (Diego Tricarico), dipendente da crack, seguiti dalla dottoressa Marzioni (Matilde Gioli). Tra cadute e tentativi, costruiscono un legame che somiglia a una possibilità.
Opera prima a sei mani (regia di Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico) il film nasce da uno spettacolo teatra…
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