I giovani e l’aggressività: "Compiono gesti disperati. La repressione non basta"

“L'articolo esplora la crescente aggressività tra i giovani, attribuendola a un vuoto identitario e alla mancanza di spazi per esprimere emozioni, sottolineando l'importanza di un ascolto attivo da parte della società.”
di Elettra Bernacchini
ROMA
"Professor Matteo Lancini, a Trescore Balneario il ragazzino è arrivato a scuola già con l’occorrente per compiere l’aggressione. Cosa legge in questo?
"Quello che si può ipotizzare – senza conoscere la situazione specifica, chiarisce lo psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro – è un progetto vendicativo da portare a compimento nel luogo dove si percepisce di aver subìto un torto. L’ambiente scolastico è sempre più coinvolto in questi casi perché è lì che si concentrano le emozioni più intense dell’adolescenza: quando queste non trovano un canale di espressione, esplodono lì".
C’è anche una dimensione estetica: i pantaloni mimetici, la maglietta con scritto "vendetta".
"La manifestazione di un vuoto identitario profondo. Ragazzi che non hanno niente da perdere, al punto di compiere gesti che rovinano anche le loro vite. In generale, fatico a interpretare queste situazioni come frutto di una cattiva educazione: sono giovani che non riescono a mettere in parola le emozioni che li abitano, e quelle emozioni diventano un agito (in psicologia, il passaggio immediato dall’impulso all’azione, senza che ci sia una mediazione del pe…
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