Politica Interna

Milano, il centrosinistra e il patrimonio del voto delicato da gestire

FONTE
Il Riformista
Mario Alberto Marchi·27 marzo 2026 alle 18:00
ARTICOLO

L'articolo analizza il risultato del referendum sulla giustizia a Milano, evidenziando la vittoria del No e le sue implicazioni politiche per il centrosinistra in vista delle prossime elezioni comunali.

Il referendum sulla giustizia doveva essere un plebiscito sulla separazione delle carriere. È diventato un test sugli equilibri politici delle grandi città. E Milano, come spesso accade, ha parlato più forte degli altri.

Il dato nazionale è netto: il No ha vinto con il 53,74%, affluenza al 58,93%. Ma il dato milanese racconta qualcosa di più specifico. La Lombardia è una delle tre regioni — con Veneto e Friuli Venezia Giulia — in cui ha prevalso il Sì, con un 53,56%. Milano città, invece, ha votato in direzione opposta: affluenza del 65%, No vincente con oltre sedici punti di scarto. Un allineamento con Bologna e Firenze, non con Brescia o Bergamo. La frattura non è nuova, ma il referendum l’ha resa plastica: Milano non è la Lombardia, e chi vorrà governarla nel 2027 dovrà tenerne conto. Il No ha prevalso in otto Municipi su nove. L’unica eccezione è il Municipio 1, il centro storico — Area C, grandi studi professionali, residenze di pregio — dove il Sì ha vinto di misura con il 51,1%. Un dato non irrilevante: il centro era sempre stato un fortino del centrosinistra.

Il sindaco Sala non ha perso tempo a intestarsi la lettura politica: “Andava data una forte risposta politica. E q…

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