Referendum, Milano ha deciso di prendere parola. Il centrosinistra e il patrimonio del voto
“L'articolo analizza l'esito del referendum a Milano, evidenziando un'alta affluenza e un chiaro orientamento dei cittadini, nonostante il risultato negativo per il Sì. Si sottolinea l'importanza della partecipazione politica della città.”
Il Sì che questo giornale ha sostenuto non ha prevalso. A Milano meno che altrove: sedici punti di scarto, No al 58%, Sì confinato nel solo Municipio 1 — il centro storico — con un risicato 51%. La riforma della giustizia che ritenevamo necessaria non si farà, e ne prendiamo atto. Ma questa pagina non è dedicata al merito del referendum. È dedicata a ciò che il referendum ha fatto emergere: una città che ha deciso di votare.
Il 65% di affluenza non è un dato qualunque. È un numero che va messo in prospettiva. Alle comunali del 2021 — quelle che decidevano chi avrebbe governato Milano — votò il 47,7%. Alle regionali del 2023 si scese al 41,1%. Alle europee del 2024 ci si fermò al 50,8%. L’unico dato comparabile è quello delle politiche del 2022, quando si raggiunse il 68%. Significa che un referendum costituzionale su un tema tecnico come la separazione delle carriere ha mobilitato Milano quasi quanto le elezioni del Parlamento. Più delle comunali, più delle regionali, più delle europee. È un fatto che merita di essere letto con attenzione, al di là delle bandiere.
In otto Municipi su nove il No ha vinto con percentuali omogenee, dal 56% al 61%. Le periferie — i Municipi 5, 6, 8 —…
