Progressisti, il voto dei giovani va meritato (ogni volta). L’analisi di Carone
“L'articolo analizza il voto giovanile al referendum del 2026, sottolineando che il predominio del No non implica automaticamente un sostegno all'opposizione, ma può riflettere un malcontento generale verso il governo.”
C’è sempre un momento, dopo ogni voto, in cui la politica italiana smette di leggere i dati e comincia a usarli per cantare vittoria: e nella prima reazione, sul voto giovanile al referendum del 2026, sta succedendo esattamente questo.
Il dato è noto, ed è solido: YouTrend rileva che tra i 18 e i 34 anni il No ha prevalso con il 57%, e nella stessa fascia l’affluenza è stata la più alta tra tutte, al 67,3%. Numeri veri, rilevanti, politicamente non marginali e che aprono un dibattito ampio sull’intensità, la forma e le modalità di partecipazione giovanile. Ma proprio per questo meriterebbero un trattamento serio, e forse meno ansioso. Perché il problema non è riconoscere che i giovani abbiano inciso: su questo non c’è alcun dubbio.
Ma le letture politica di questi giorni dimenticano che le sovrapposizioni valoriali e le addizioni hanno sempre più rischi che certezze. L’assunto di base è chiaro: un voto giovanile a maggioranza No non equivale automaticamente a un voto giovanile per l’opposizione. Soprattutto, non equivale a un voto per Schlein, non equivale a un voto per Conte, non equivale necessariamente (in una certa misura lo sarà, certamente) a un voto totalmente a supporto p…
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Repubblica Politica

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