Sbornia referendaria: è già zuffa a sinistra. Ci pensa Meloni a governare (anche) la ripartenza
“L'articolo discute le tensioni politiche a sinistra dopo il referendum e il ruolo attivo di Giorgia Meloni nel rafforzare la posizione dell'Italia in ambito internazionale, in particolare riguardo all'immigrazione e agli approvvigionamenti energetici.”
Le istantanee dell’ultima settimana post-referendum restituiscono tutta la distanza fra un’esperienza di governo capace di «resistere agli urti della vita» e un campo senza perimetro politico che non sia l’ambizione sfrenata di tornare al potere. Nelle ore in cui i leader delle opposizioni e sodali della stampa al seguito erano intenti a vagliare sui cataloghi i nuovi arredi di Palazzo Chigi (si scherza eh: anche se più di qualcuno degli “illusi del No” ci crede davvero), Giorgia Meloni era in Algeria a stringere i bulloni del “Piano Mattei”: ossia ad assicurare all’Italia approvvigionamenti di gas nel pieno della crisi di Hormuz, nuovi contratti, nuovi investimenti, più sicurezza e controllo delle partenze. Rientrata a Roma, nel momento in cui i tipi delle opposizioni si sbrodolavano sui soliti giornali sulla fantomatica fine del «tocco magico» della premier, quest’ultima incassava dal Parlamento di Bruxelles la promozione del “modello Albania” a dottrina europea nella lotta all’immigrazione clandestina e alla tratta degli esseri umani.
E ancora. Nei giorni in cui la presidente del Consiglio – d’accordo con i protagonisti coinvolti, con l’obiettivo comune di imprimere un rilancio…
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