Quella volta che Cassandra Scalfari immaginò un futuro da Tik-Tok, e noi non lo capimmo
“L'articolo riflette su come le generazioni passate abbiano percepito la politica italiana, in particolare la figura di Berlusconi e il ruolo della sinistra, evidenziando un cambiamento di opinione nel tempo.”
Questo articolo esiste solo grazie ad Andrea Minuz e al suo “Egemonia senza cultura – Storia sentimentale di un’ossessione italiana”, del quale dopo le prime righe in quest’articolo non si parlerà mai più, perché sono un’ingrata ma anche perché mi distraggo facilmente.
C’è tutta una parte molto interessante di miei coetanei che hanno fatto le cose giuste negli anni giusti, che in sintesi significa: sono stati ferocemente antiberlusconiani a vent’anni e se ne sono vergognati tantissimo a quaranta.
Cito sempre uno scrittore che qualche anno fa, non ricordo se davanti a un governo Conte o analogo scappatismo di casa, disse «Ma voi vi rendete conto che noi facevamo le manifestazioni contro un parlamento nel quale c’era Lucio Colletti?».
Poi è andata come sappiamo, e oggi Berlusconi ci appare come il figlio naturale di de Gaulle e della Thatcher, e la nostra ingenuità di ventenni ci appare imperdonabile. Ma non è di quando avevamo vent’anni, che voglio parlare, bensì del buco tra i miei ventuno e i miei trenta, più o meno.
Di quella terra senza guide intellettuali o spirituali che sta tra la fine di Cuore (il Cuore di Michele Serra: quello successivo non era nel mio orizzonte) e l’a…
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Il Messaggero Politica