Cirino, l’Andreottiano del Regno di Napoli. Il ricordo di Pisicchio
“L'articolo esplora la figura di Paolo Cirino Pomicino, sottolineando il suo legame con Giulio Andreotti e il suo ruolo nella Prima Repubblica, evidenziando l'ironia come strumento di comunicazione politica.”
Il filo che legava Paolo Cirino Pomicino a Giulio Andreotti, suo capo corrente democristiano in tutta la Prima Repubblica, oltre l’indubbia intelligenza generosamente donata loro alla nascita, era l’ironia. Istintiva, corrosiva, a volte, capace di leggere le crepe della realtà restituendole con una battuta fulminante. Solo che Giulio la brandiva con sorrisi appena percepibili dal minuscolo movimento del suo labbro sottile, in una prossemica sontuosa che per il resto non lasciava trapelare manco il respiro, e comunque intinta nel cinismo storico del romano che ne ha viste tante. Paolo invece, di statura meno possente, l’accendeva con l’effervescenza del napoletano, con dosi misurate a seconda del destinatario, e il suo sorriso non era nascosto. Posto che, come ricordava Eco, l’ironia è uno strumento raffinato ed elitario, perché suppone che chi ascolta sia sullo stesso livello dell’altro altrimenti rischia di crollare come un soufflé o di essere interpretata come frase anodina, bisognerà riconoscere che, di questi tempi con gli occhi tappati dalla sindrome divaricata del bianco e nero senza sfumature, sarebbe impresa difficile farsi capire con l’ironia di Pomicino.
Tuttavia lui, uo…
Con Pomicino finisce quella politica fatta di garbo e Dc. Il ricordo di Stefano Andreotti
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