Agnès Varda e lo sguardo che ha anticipato la Nouvelle Vague. Due mostre tra Roma e Bologna
“L'articolo presenta due mostre dedicate ad Agnès Varda, evidenziando il suo contributo al cinema e all'arte visiva, con un focus sul suo sguardo unico e rivoluzionario.”
Agnès Varda e l’arte libera del guardare. Quando capiremo l’importanza dello “sguardo” di rottura della Nouvelle Vague, quello delle opere prime indipendenti e ribelli tra fine cinquanta e inizio sessanta, saremo diventati ciechi. E tra le “passeggiate” parigine celebri, quelle che sfondano il teatro di posa del cinema di papà, tra Fino all’ultimo respiro e I Quattrocento colpi, giova ricordare che in mezzo, addirittura sopra, anzi proprio più in alto, c’è stata quella femminile (dietro la macchina da presa e davanti con la spesso dimenticata ma splendida Corinne Marchand), inquieta e poetica, quasi magica della Varda con Cléo dalle 5 alle 7 (1962).
Prima ancora che cineasta geneticamente fotografa, Varda ha guardato, e quindi condiviso il suo sguardo con lo spettatore, tra il desiderio di realismo e la passione della finzione, dall’angolazione più rivoluzionaria possibile: la sua. A celebrare questo taglio dell’immagine sullo spazio attorno a sé, e su se stessa, ci pensano in contemporanea e a braccetto le mostre Viva Varda! Il cinema è donna organizzata dalla Cineteca di Bologna e Agnès Varda – Qua e là, tra Parigi e Roma organizzata dall’Accademia di Francia a Villa Medici di R…
