Dario Fo, maestro dello sguardo: “Il nostro cervello è una sofisticatissima camera da presa”
“L'articolo celebra il centenario della nascita di Dario Fo, evidenziando la sua importanza nel teatro e il suo approccio unico alla performance.”
Il 24 marzo ricorre il centenario della nascita di Dario Fo. Come ho anticipato in un post di qualche mese fa, sono previste iniziative celebrative in tutto il mondo, oltre che ovviamente nel nostro Paese.
Riprendendo quanto dicevo nel precedente intervento, vorrei soffermarmi su alcuni dettagli tecnici del lavoro di Fo come attore autore, non secondari, a mio parere, per rendere conto della straordinaria efficacia delle sue performance sceniche.
In particolare, mi interessa sottolineare l’importanza decisiva che ha, nel lavoro attoriale di Fo, il saper padroneggiare sapientemente lo sguardo dello spettatore, guidandolo, indirizzandolo, sviandolo se necessario. Giova ricordare che, almeno nei monologhi, egli è solo in scena senza nient’altro che il proprio corpo-voce.
Che uno dei compiti principali, se non il più importante in assoluto, del regista di teatro consista nel costruire “un itinerario dell’attenzione dello spettatore” è stato Grotowski ad affermarlo con forza: “l’itinerario dell’attenzione dello spettatore appartiene al nostro mestiere. Se uno è regista e lavora con gli attori, deve avere una macchina da presa invisibile che riprende sempre, dirige sempre l’attenzione…
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AGI Generale