Hormuz, transiti ridotti del 95%. "Fermiamo i nostri nemici". E il G7: "Misure per l'energia"
“L'articolo evidenzia la drastica riduzione del traffico marittimo nello stretto di Hormuz a causa della chiusura imposta dall'Iran, con gravi conseguenze per il commercio globale di greggio e l'approvvigionamento energetico.”
Mentre scriviamo questo articolo soltanto due navi stanno incrociando lo stretto di Hormuz e nelle ultime ventiquattr'ore soltanto tre hanno avuto il permesso di passare, contro una media giornaliera di 60. Basta questo dato per comprendere il peso della chiusura da parte dell'Iran del braccio di mare attraverso il quale passa il 20 per cento del traffico globale di greggio. Uno stretto che è diventata una vera strettoia mondiale per il commercio di una materia prima fondamentale, con conseguenti problemi di approvvigionamento e impennata di prezzi.
Teheran fa sul serio. Il controllo dello stretto rappresenta la sua principale arma di ricatto nei confronti della comunità internazionale. Ieri il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha precisato che "dal nostro punto di vista lo stretto è aperto. È chiuso solo alle navi appartenenti ai nostri nemici, i Paesi che ci attaccano". Ma la verità è che l'Iran ha ridotto al minimo i transiti, in qualche caso chiedendo il pagamento di due milioni di dollari per il lasciapassare. Secondo la società di analisi sull'energia globale Kpler dalla chiusura dello scorso 2 marzo ci sono stati soltanto 116 passaggi, per lo più di petroliere (71) con u…
