Guerra in Iran, Confindustria taglia le stime sul pil: “Stagnazione con altri quattro mesi di conflitto, recessione se dura tutto il 2026”
“Confindustria prevede stagnazione e recessione per l'economia italiana a causa del conflitto in Iran, con un impatto significativo sui prezzi energetici e sull'inflazione. Si richiedono misure immediate a livello italiano ed europeo per sostenere l'economia.”
Il centro studi di Confindustria disegna un quadro a tinte fosche rispetto alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente tra Iran, Stati Uniti e Israele e taglia le stime di crescita. Gli esperti segnalano tre scenari: stagnazione dell’economia con quattro mesi di guerra, recessione se il conflitto durerà altri dieci mesi. Se invece si dovesse giungere ad una conclusione dello scontro entro marzo la crescita del Pil 2026 “sarà pari a +0,5%”. Fino allo scorso autunno la stima degli economisti era +0,7%.
I tre scenari “non contemplano una auspicabile azione sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave”: per Confindustria “si impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie”.
Se la guerra in Iran dovesse chiudersi entro marzo, Confindustria ritiene che “il rincaro dei prezzi di petrolio e gas presi insieme, espressi in euro, nel 2026 è ipotizzato pari al +12% rispetto al 2025”; con altri quattro mesi di conflitto, dunque fino a giugno, “arriva al +60%”; valutando una guerra che non terminerà prima della fine dell’anno “sale addirittura al +133%”. “Questo significa, meccanicamente…
Confindustria taglia le stime. +0,5% il Pil 2026 se termina la guerra in Iran
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