L’allarme di Confindustria: "Rischiamo la recessione". Stime di crescita tagliate

“L'articolo mette in guardia sul rischio di recessione per l'Italia a causa di fattori esterni come il conflitto tra Iran e Usa-Israele e l'andamento dei prezzi dell'energia, con previsioni di crescita tagliate. Confindustria chiede misure urgenti per affrontare la situazione.”
C’è un confine sottile, in queste ore, tra rallentamento e recessione per l’Italia. E quel confine passa per Hormuz, per la durata della guerra tra Iran e asse Usa-Israele, per il prezzo dell’energia e per la capacità dell’Europa di reagire come sistema economico e politico. Il rapporto di primavera del Centro studi di Confindustria fotografa con crudezza il rischio: se il conflitto si chiudesse entro gli ultimi giorni di marzo, il Pil italiano nel 2026 verrebbe già ritoccato al ribasso al +0,5%, ma se la crisi si trascinasse fino a giugno, il Paese finirebbe in stagnazione e se lo choc dovesse accompagnare tutto il 2026, lo scenario diventerebbe recessivo, con un Pil in calo dello 0,7%. Non è soltanto un esercizio previsivo. È il tentativo di misurare l’effetto combinato di energia, fiducia, costi industriali e tensione finanziaria in una fase in cui l’economia globale resta sospesa ai messaggi che si scambiano Washington e Teheran.
I mercati, non a caso, hanno vissuto una giornata di apparente sollievo, scommettendo su un possibile cessate il fuoco: petrolio e gas hanno frenato, le Borse europee hanno recuperato terreno, lo spread si è ristretto. Il cuore dell’allarme di Confind…
Crescita sì, crescita no. La variante Iran per l’Italia nelle previsioni di Confindustria
Repubblica Economia