Di che cosa parliamo quando parliamo di referendum? Di Enzo Tortora
“L'articolo discute il caso di Enzo Tortora come simbolo della malagiustizia in Italia, evidenziando le responsabilità dei procuratori coinvolti e le sue attualità in relazione al referendum imminente.”
Se la serie tv su Enzo Tortora diretta da Marco Bellocchio fosse stata trasmessa su Raiuno, anziché su HboMax, che è l’ultima e la meno diffusa delle piattaforme a pagamento arrivate in Italia, non ci sarebbero dubbi sull’esito del referendum del 22 e 23 marzo.
Il caso Tortora è la fotografia esatta della malagiustizia italiana di quegli anni, e non c’è fotogramma di “Portobello” che non lo ribadisca in modo preciso, e allo stesso tempo tragico, violento e surreale.
Le figure grette e meschine dei due procuratori della Repubblica, ma si dovrebbe dire dei “persecutori della Repubblica”, Lucio Di Pietro e Felice Di Persia, uno dei quali definito “il Maradona del diritto”, dicono tutto.
Di Pietro e Di Persia orchestrarono le testimonianze di una serie di camorristi – uno detto «’o animale», l’altro «’o pazzo» e infine un altro ancora detto «’o bello» – per incastrare a fini mediatico-narcisisti, e con modalità sadiche, il totalmente estraneo Enzo Tortora in una maxi retata sulla Nuova Camorra Organizzata, ma senza aver svolto alcuna indagine seria sul giornalista e conduttore, nemmeno una chiamata al numero telefonico trovato su un’agendina dell’amica di un camorrista (immaginatevi…
Libero Quotidiano