Da Roma ladrona a bonazza. Il glossario "lùmbard-punk" che ha cambiato la politica anticipando Grillo e sovranisti
“L'articolo esplora come Umberto Bossi e la Lega abbiano rivoluzionato il linguaggio politico italiano, introducendo un nuovo modo di comunicare che ha influenzato profondamente la cultura politica del paese.”
Parole come corde metalliche che sanno di sesso e pistole. Stralunante, prima di Umberto Bossi i politici italiani parlavano un'altra lingua. Era il politichese, quell'idioma da Transatlantico fatto di subordinate, perifrasi e formule bizantine che servivano a non dire niente dicendo moltissimo. Nessuno amava alzare la voce. C'erano mestieranti, peones e fuoriclasse. Andreotti lo usava come un fioretto, Moro lo trasformava in labirinto, Berlinguer lo nobilitava con la gravità, Almirante era una melodia, Pannella una voce nel deserto. Poi arrivò il Senatùr e mandò tutto a ramengo, dove c'era la sfumatura piantò l'insulto, dove c'era il galateo tirò fuori il gesto dell'ombrello. Non fu semplice volgarità. Fu una rivoluzione linguistica che cambiò per sempre le regole del gioco. Quando Bossi giurava che la Lega ce l'ha duro lo capivano tutti. Non era una metafora. Stesso discorso per "Roma ladrona". Insopportabile con "el leon che mangia il terun" e profodamente maschilista con quella "bonazza della Boniver", una battuta talmente greve da far arrossire un carabiniere. Bossi non stava solo abbassando il registro, l'obiettivo era costruire una grammatica nuova, fatta di dialetto, pancia…
Da Roma ladrona a la Lega "ce l'ha duro". Anatomia del linguaggio bossiano
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TGCom24 Politica
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