Giustizia

Referendum, neanche la riforma di Almirante del 1971 prevedeva la separazione delle carriere

FONTE
Il Fatto Quotidiano
Redazione Politica·22 marzo 2026 alle 14:00
ARTICOLO

L'articolo mette in discussione la continuità tra le politiche di giustizia di Giorgia Meloni e quelle del Movimento Sociale Italiano, evidenziando differenze significative nelle proposte di riforma. Si sottolinea la politicizzazione della magistratura e le divergenze nelle soluzioni proposte.

C’è una leggenda che aleggia sulle politiche di Giorgia Meloni sulla giustizia: la presunta linea di continuità tra il suo operato e quello della destra legalitaria “legge e ordine” del Movimento Sociale Italiano, nella cui tradizione affondano le radici del partito della premier. Limitando lo sguardo al terreno specifico del referendum costituzionale sulla magistratura, questa narrazione si rivela a dir poco fuorviante. Per comprenderlo, è sufficiente consultare la proposta di legge costituzionale, presentata alla camera il 23 luglio 1971 (prima firma Giorgio Almirante), attraverso cui i deputati del MSI intendevano riformare l’ordinamento giudiziario. Già allora si denunciava un Consiglio superiore della Magistratura “politicizzato” dalle correnti, ma le soluzioni che quella destra prevedeva – pur nella loro criticità – erano ontologicamente diverse da quelle proposte da Meloni e dal suo Guardasigilli Carlo Nordio.

Il testo del 1971 è assai eloquente, perché rappresenta l’esempio di una destra che, della magistratura, intendeva primariamente tutelare l’ossatura portante: l’unitarietà. Giudici e pm restavano infatti all’interno di un unico corpo, formati dalla stessa cultura dell…

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