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"I miei libri narrano un’unica storia: mostri e bambini in cerca di libertà"

FONTE
Il Giornale
[email protected] (Eleonora Barbieri)·21 marzo 2026 alle 04:13
ARTICOLO

L'articolo è un'intervista a Niccolò Ammaniti che discute il suo nuovo romanzo 'Il custode', esplorando temi di solitudine e convivenza con il terrore in un contesto familiare.

Nel bagno di casa Vasciaveo è rinchiuso qualcosa di terribile e potente. Nilo ha tredici anni e non ha mai conosciuto altro che questo scantinato in cui vive e la lavorazione del marmo a cui la sua famiglia si dedica da sempre. La madre Agata, tirannica, la zia Rosi, e il deserto di Triscina, con il mare e i templi di Selinunte sullo sfondo. Quel «qualcosa» e il suo rapporto con Nilo (e la sua trasformazione, in seguito a un certo precipitare degli eventi) sono al centro di Il custode (Einaudi, pagg. 170, euro 16,50), il nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti. Dopo l'esordio «cannibale» con l'antologia che uscì proprio trent'anni fa, da anni Ammaniti si muove fra la letteratura e il cinema: i romanzi Io non ho paura e Come Dio comanda sono diventati due film di Gabriele Salvatores, Anna una serie tv da lui stesso diretta ed è stato regista anche di un'altra serie, Il miracolo.

Niccolò Ammaniti, come nasce l'idea del Custode?

«La storia nasce per il mio incontro con Triscina, un paese strano, suggestivo, che mi ha colpito molto: in inverno, quando l'ho visitato, sembrava veramente dimenticato, con questo ammasso di case sorte senza piano regolatore, senza nemmeno un'idea di paese dietr…

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Niccolò Ammaniti
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