Diritti e Società

I vescovi hanno remato contro mentre la base cattolica voleva il cambiamento

FONTE
Il Giornale
[email protected] (Nico Spuntoni)·25 marzo 2026 alle 11:00
ARTICOLO

L'articolo esplora il crescente divario tra l'episcopato cattolico e i fedeli riguardo al referendum sulla riforma Nordio, evidenziando un attivismo locale per il No non rappresentativo della maggioranza cattolica. La situazione riflette un cambiamento nelle dinamiche di voto all'interno del mondo cattolico.

Sin dai tempi del voto sul divorzio e sull'aborto, i referendum non sorridono ai cattolici. Ci volle il cardinale Camillo Ruini a ribaltare questa tradizione nel 2005 con il mancato raggiungimento del quorum nei referendum sulla fecondazione assistita dopo un'intensa campagna astensionista condotta dalla Cei.

Oggi il mondo cattolico non è il monolite di vent'anni fa e lo iato tra episcopato e fedeli appare sempre più largo. Lo certificano i dati dei sondaggisti sulle intenzioni di voto di un campione rappresentativo di elettori consultato tra il 12 febbraio e il 18 marzo a proposito del referendum sulla riforma Nordio. Secondo l'analisi di Ipsos Doxa, il Sì è prevalente sia tra i cattolici praticanti assidui (52,8%) che tra quelli saltuari (54,6%) così come tra i cattolici non praticanti (50,9%). Tutti i cattolici rappresentano il 61,2% dell'elettorato contro il 33,4% di non credenti (tra i quali il No domina al 68,4%) e il 5,4% di fedeli di altre religioni (anche qui avanti il No col 52,1%). Un dato che va in controtendenza con la mobilitazione che in diverse diocesi e molte parrocchie c'è stata per il No. Se la Cei ufficialmente non si è schierata, nella campagna referendaria si…

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