La trappola degli Emirati: quando l’«hub neutro» del Golfo scopre di non esserlo più
“L'articolo analizza la crescente vulnerabilità degli Emirati Arabi Uniti a causa di attacchi recenti che hanno colpito le loro infrastrutture energetiche, evidenziando le implicazioni economiche e di sicurezza. La Banca centrale emiratina ha risposto con misure di emergenza per affrontare la crisi.”
C’è un momento preciso in cui una narrazione costruita per decenni comincia a sgretolarsi. Per gli Emirati Arabi Uniti, quel momento è adesso, e si misura in droni, impianti di gas in fiamme, spread bancari e liquidità d’emergenza. Il 16 marzo, un attacco con droni ha innescato un incendio nello Shah gas field ad Abu Dhabi, il primo attacco diretto a un giacimento produttivo emiratino dall’inizio della guerra. L’impianto fornisce circa il 20 per cento dell’approvvigionamento interno di gas degli UAE e il 5 per cento del solfato granulato mondiale. Il giorno dopo, lo stesso copione: un incendio nella zona industriale petrolifera di Fujairah, una petroliera colpita a 23 miglia nautiche a est del porto, la raffineria di Ruwais fermata come misura precauzionale dopo un precedente attacco con droni.
IRGC targeted Fujairah Oil Industry Zone again (Mar 3, 6, 9 & 14) to disrupt the UAE’s bypass of Hormuz — the terminus of the Habshan-Fujairah pipeline, built with 2M b/d capacity, so Iran cannot hold it hostage
It holds 70M barrels of storage capacitypic.twitter.com/VwCfDKg2vZ — Ibrahim Jalal | إبراهيم جلال (@IbrahimJalalYE) March 14, 2026
La Banca centrale emiratina ostenta sicurezza…
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