“Celle saldate nel carcere di Evin per evitare la fuga dei prigionieri”, la denuncia della resistenza iraniana
“L'articolo denuncia la pratica delle celle saldate nel carcere di Evin in Iran, evidenziando le gravi violazioni dei diritti umani e la crescente repressione interna in un contesto di conflitto.”
La denuncia arriva dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI), ma si inserisce in un quadro ben più ampio e inquietante, segnato dall’escalation militare e dalla crescente repressione interna in Iran. La storia delle “celle saldate” nel carcere di Evin – destinato dalle autorità di Teheran ai prigionieri politici – non è solo l’ennesimo capitolo di violazioni dei diritti umani: è il simbolo di un sistema che, in tempo di guerra, sembra disposto a trasformare le proprie carceri in trappole mortali.
Le celle sigillate: una misura estrema
Secondo quanto riportato dal comitato femminile dell’NCRI, le autorità penitenziarie avrebbero iniziato a saldare le porte metalliche delle celle per prevenire rivolte, evasioni o disordini. Una decisione che, in condizioni normali, sarebbe già gravissima; ma che diventa potenzialmente catastrofica nel contesto attuale. Con il conflitto riesploso e il rischio di nuovi bombardamenti, i detenuti si troverebbero intrappolati senza alcuna possibilità di fuga in caso di incendio, crolli o attacchi aerei.
Dalle testimonianze che filtrano dall’interno di Evin emerge un’immagine ancora più drammatica. Con la riduzione del personale penitenzi…
