Giustizia

Il Senatùr voleva le carriere separate. "Dopo i cappi in aula aprimmo gli occhi"

FONTE
Il Giornale
[email protected] (Alberto Giannoni)·21 marzo 2026 alle 10:00
ARTICOLO

L'articolo analizza le proposte di riforma della giustizia avanzate da Umberto Bossi e Roberto Castelli, evidenziando le difficoltà politiche e le resistenze all'interno della coalizione di centrodestra nel 2004.

«Bossi vuole la separazione delle carriere». Era la primavera del 2004 quando il ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli (foto), annunciava: «Bossi presenterà un disegno di legge costituzionale per la separazione delle carriere, l'elezione diretta dei pm, e probabilmente la loro regionalizzazione», sottolineando come si trattasse «di una proposta che non faceva parte del programma elettorale». La legislatura berlusconiana era a metà del guado e con quel segnale («vedremo cosa ne pensano gli alleati») la Lega voleva forse pressare tutti, per evitare che la riforma dell'ordinamento giudiziario si impantanasse.

Ne aveva fatta di strada il Carroccio, dall'impeto delle prime pulsioni giustizialiste. E al di là di quella previsione di una «giustizia territoriale» - che per il partito del federalismo aveva il sapore di una bandierina - la questione giustizia era terribilmente seria, e concreta già allora l'idea di cambiare. «Le intenzioni c'erano tutte. Quella sulla giustizia fu una delle prime questioni discusse - ricorda oggi l'ex ministro - ma gli altri ci dissero subito che, una riforma della Costituzione non si poteva fare». Fuori dal centrodestra, poi, «non ne parlia…

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