«C’è un rapporto incestuoso tra toghe e politica, ma a sinistra prevale il feticismo costituzionale». Parla Antonio Polito
“Antonio Polito esprime il suo sostegno al referendum costituzionale sulla giustizia, evidenziando le divisioni all'interno del Partito Democratico e criticando il populismo giudiziario.”
Antonio Polito voterà “Sì” al referendum costituzionale sulla giustizia. Lo ha scritto sul Corriere della Sera, aprendo un dibattito che attraversa sia il centrodestra sia il campo progressista. Una posizione coerente con il suo riformismo di sinistra, ma che oggi suona controcorrente. Un intervento netto, che non risparmia critiche a entrambi i poli. Ne abbiamo parlato direttamente con lui.
Polito, partiamo da quanto ha scritto sul Corriere della Sera. Ha detto che la «riforma funziona», perché?
«Voterò “Sì”, infatti. Anche se credo che vincerà il “No”, soprattutto dopo il caso Delmastro. È una posizione coerente con la mia storia culturale: da anni sostengo queste riforme, che considero di matrice riformista e di sinistra. Il problema è che oggi il Partito democratico si sta spostando apertamente verso una visione più vicina al populismo giudiziario. Un passaggio che, per intenderci, era già avvenuto negli anni di Tangentopoli, quando, convinti che i giudici ci avrebbero liberati da Craxi, aprirono di fatto le porte a Berlusconi».
Una sorta di legge del contrappasso?
«Sì, infatti poi lo capirono e cambiarono passo. La dimostrazione arriva con la riforma costituzionale del 199…
