Canti e balli ma possono arrestarci tutti
“L'articolo analizza le reazioni dei magistrati dopo il referendum sulla giustizia, evidenziando la tensione tra il loro ruolo e le pressioni politiche, con un focus sulla malagiustizia e le conseguenze per il sistema giudiziario.”
Dietro l'esplosione di gioia dei magistrati del No non c'è solo tensione accumulata, ma anche altre sensazioni facilmente riconoscibili. Oscillano tra il senso di rivalsa e il sollievo dello scampato pericolo. Cantare "Bella Ciao" o lanciare il coro "Chi non salta Meloni è" non lascia presagire nulla di buono sulla ripresa della loro attività nella varie procure e tribunali. Per la verità, pure le tante scivolate nella campagna referendaria hanno lasciato un'ombra di inquietudine nel vedere uomini di giustizia travestiti da comizianti capaci di ricorrere a fake a sostegno delle loro tesi, se non minacce. Come tornerà al lavoro il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri, il vero goleador del No, dopo aver promesso di "fare i conti" con la direzione del Foglio o aver ostentatamente negato la stretta di mano al portavoce del Sì Alessandro Sallusti per delegittimarlo davanti ai suoi sostenitori?
C'è da augurarsi che l'ansia da prestazione sia finita ieri sera, ma forse non sarà così semplice. Dopo aver arringato le folle, affrontato dibattiti televisivi, intasato i giornali e i social di battute a effetto, riesce difficile immaginare un neutro rientro nei ranghi tra scartoffie, int…
