Hormuz tra realtà e finzione
“L'articolo analizza le complessità legali e politiche legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz, evidenziando le tensioni tra diritto internazionale e conflitti armati. Si discute anche il ruolo dell'Unione Europea nella risoluzione della crisi del traffico marittimo.”
Le parole usate per indicare la situazione di Hormuz stanno perdendo il loro significato preciso. Che vuol dire chiudere o riaprire lo Stretto? Può l’Iran (o chi per lui), decidere autonomamente se far passare o no il traffico commerciale mondiale attraverso quella che, Convenzione delle Nazioni Unite del Diritto del Mare (Unclos) alla mano, è una via d’acqua internazionale dove “tutte le navi e gli aeromobili godono del diritto di passaggio in transito, che non deve essere impedito”? Possono gli altri Stati passare con la forza se questo gli viene impedito? Cosa propone l’Ue per risolvere diplomaticamente la crisi del traffico mercantile secondo un modello già adottato per l’esportazione del grano ucraino? E qual è, infine, la posizione degli europei “volenterosi” più Giappone e Canada?
Guerra e pace sul mare
È chiaro che, se non ci fosse un conflitto in atto, la chiusura di Hormuz sarebbe del tutto illegittima. Teheran l’ha minacciata per anni e sempre gli è stata opposta la contrarietà al regime dell’Unclos. Ma ora – a quarant’anni dalla guerra Iran-Iraq – c’è di nuovo un contesto bellico. Le regole dell’Unclos si sovrappongono perciò a quelle (in gran parte consuetudinarie) d…
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AGI Economia