Giustizia

La vittoria di Pirro del campo largo: votare No e diventare conservatori. Il paradosso italiano, indignazione per Tortora e Palamara ma niente Sì alla riforma

FONTE
Il Riformista
Antonio Bargone·25 marzo 2026 alle 11:42
ARTICOLO

L'articolo analizza il voto contrario a una riforma giudiziaria in Italia, evidenziando come questo rappresenti un voto conservatore e una perdita di opportunità per il cambiamento, nonostante l'indignazione per casi di ingiustizia come quelli di Tortora e Palamara.

Ha vinto il No. Ma chi ha vinto veramente? Ha vinto l’insofferenza per il cambiamento di gran parte del Paese. È un voto conservatore, che è stato alimentato da quelle forze progressiste(?) anche in contraddizione con la loro storia. Si è fatta la scelta di orientare il voto contro il governo, lasciando in ombra la riforma sottoposta a referendum. Mi ha colpito che anche nel profluvio di commenti al voto, la riforma è scomparsa. Si è discusso e si discute sulle conseguenze politiche del voto, sul riposizionamento degli schieramenti, ma non c’è stato nessuno (tranne qualche voce isolata come quella del direttore di questo giornale) che abbia sottolineato che si è persa un’occasione storica di cambiare il sistema giudiziario, che quindi rimane ancorato al fascista codice Rocco.

Nella campagna referendaria il fronte del No ha utilizzato parole d’ordine (la costituzione non si tocca; no alla svolta autoritaria), agitando fantasmi inesistenti, ma hanno fatto presa. Soprattutto tra i giovani. Che ci sia una insoddisfazione per l’azione di governo, inadeguata e incerta rispetto alle questioni internazionali e i riflessi sull’economia del paese, ci può stare. Il centrosinistra ha voluto f…

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