Diritti e Società

I vestiti che scegliamo ogni mattina sono un linguaggio: così il guardaroba diventa parte dell’identità

FONTE
Il Fatto Quotidiano
Francesca Rulli·23 marzo 2026 alle 05:32
ARTICOLO

L'articolo esplora come i vestiti che indossiamo ogni giorno riflettano la nostra identità e i nostri valori, evidenziando concetti come l'extended self e l'enclothed cognition.

Quando apriamo l’armadio ogni mattina, pensiamo di dover scegliere semplicemente cosa indossare quel giorno. Un gesto quotidiano, quasi banale. In realtà stiamo facendo qualcosa di più complesso. I vestiti non sono solo oggetti funzionali o estetici: sono un linguaggio. Raccontano chi siamo, cosa ci rappresenta e, spesso, in cosa crediamo.

Nella psicologia dei consumi esiste un concetto chiamato extended self: dice, in sostanza, che gli oggetti che possediamo diventano un’estensione della nostra identità. Quando un capo rappresenta un valore (che sia sostenibilità, artigianato, minimalismo, giustizia sociale), indossarlo significa esprimere anche una posizione morale. Non a caso, ci sono marchi che incarnano valori precisi: Patagonia è associata all’attivismo ambientale, Stella McCartney al rifiuto di pelle e pellicce, Veja alla trasparenza delle filiere. Indossare i capi di quei brand può farci sentire coerenti con ciò che pensiamo del mondo.

C’è poi un altro concetto interessante, studiato in psicologia: l’enclothed cognition. L’idea è che i vestiti non influenzano solo come gli altri ci percepiscono, ma anche come pensiamo e ci comportiamo. In un esperimento famoso, chi indoss…

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