Il partito arretra nelle banche cinesi. Più spazio agli azionisti
“L'articolo analizza la possibile modifica delle restrizioni sulla partecipazione azionaria nelle banche cinesi, mirata a facilitare l'ingresso di nuovi investitori in un contesto economico difficile.”
La legge del libero mercato, dove chi ha più soldi e più appeal, di solito vince. Succede anche nella Cina sì comunista, ma pur sempre incastonata in un mondo governato dagli investimenti. E così, Pechino starebbe valutando una decisione senza precedenti, vale a dire la possibilità di allentare le restrizioni sulla partecipazione azionaria per alcuni importanti investitori nelle banche commerciali, finite in difficoltà a causa del rallentamento economico. L’obiettivo è quello di rendere più facile per gli istituti, provati da anni di crescita anemica e bolla immobiliare, individuare nuovi capitali da imbarcare.
Fino ad oggi in Cina vigeva il principio socialista dell’un po’ per ciascuno, ovvero la sostanziale assenza di azionisti forti, al netto dello Stato si intende, nell’azionariato delle banche. Ora però, è arrivato il momento di allargare le maglie. L’autorità di vigilanza del settore bancario del Paese ha tenuto a gennaio un incontro con alcuni rappresentanti di banche per discutere di un possibile allentamento delle restrizioni. Secondo le norme introdotte ormai dieci anni fa, un singolo investitore può detenere oggi in Cina il 5% o più, qualificandosi come azionista di mag…

