Gli anarchici morti a Roma preparavano una bomba grande e da usare in tempi brevi. Ecco cosa emerge dalle indagini
“Due anarchici sono morti a Roma mentre preparavano un ordigno esplosivo, portando a indagini su un possibile attentato terroristico. Il ministro dell'Interno ha convocato un comitato per analizzare la situazione.”
Un ordigno voluminoso e da utilizzare in tempi brevi. All’indomani dell’esplosione in un casolare al parco degli Acquedotti a Roma, in cui hanno perso la vita i due anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, trapelano elementi investigativi che corroborano la pista dell’attentato terroristico, emersa da subito insieme alle evidenze per cui l’esplosione era stata causata da una bomba che le stesse vittime stavano confezionando.
Piantedosi riunisce il Comitato di analisi strategica antiterrorismo
Sul caso la Procura di Roma ha aperto un fascicolo affidato al pool di magistrati che si occupa di terrorismo e al Viminale si è riunito il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Sul fronte delle indagini, la Digos di Roma ha eseguito cinque perquisizioni con sequestro di materiale a carico di altrettanti appartenenti all’area anarchica e sentito due persone ideologicamente vicine alle vittime, ma non sarebbero emersi legami con l’azione in preparazione al parco degli Acquedotti.
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