Il salto di qualità della violenza. L'obiettivo del "doppio colpo" per uccidere le forze dell'ordine
“L'articolo analizza un attentato a Roma che ha portato alla morte di due estremisti, evidenziando un salto di violenza nel movimento anarchico e le sue implicazioni per la sicurezza e la giustizia in Italia.”
Una realtà disorganizzata, dove lo spontaneismo e la mancanza di collegamenti e gerarchie sono un ideale e una prassi costante: è questa la caratteristica della Federazione anarchica informale che rende complesse le indagini sull'esplosione che venerdì a Roma è costata la vita agli estremisti Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, saltati in aria assieme all'ordigno che stavano preparando. La storia e la collocazione politica delle due vittime porta gli inquirenti a non escludere che l'attentato in preparazione fosse una iniziativa individuale dei due o di una ristretta cerchia di complici, come nel solco delle imprese analoghe della Fai messe a segno in questi anni all'insegna dell'azione diretta contro lo Stato, condotta con gesti simbolici senza legami con le campagne del resto del movimento antagonista.
Qualcosa, però, gli accertamenti sul luogo dello scoppio la stanno raccontando. A partire da una certezza: l'attentato in programma doveva costituire un salto di violenza rispetto a tutte le imprese recenti dell'area anarco-insurrezionalista. Le stesse condizioni dei corpi, in particolare di Mercogliano, testimoniano di una capacità devastante dell'ordigno in preparazione. E…
