Il puzzle della guerra contro l’Iran tra etica e politica. L’analisi di Polillo
“L'articolo offre un'analisi approfondita della guerra contro l'Iran, evidenziando le tensioni tra sciiti e sunniti e il ruolo dell'Iran come potenza regionale. Viene discusso anche il supporto economico e militare che l'Iran riceve da vari attori internazionali.”
Sul piano etico-politico (copyright di Ernesto Galli della Loggia) non dovrebbero sussistere dubbi. Nella lunga lotta per il dominio religioso tra sciiti e sunniti, il pendolo è a favore dei secondi. E quindi contro la teocrazia di Teheran. Anche se va subito aggiunto che alcune componenti del vasto mondo sunnita (circa l’80/90 per cento dei musulmani) non è esente da colpa. La relativa corrente wahhabita e salafita, con il suo settario integralismo (enormemente cresciuto a seguito dell’intervento americano in Iraq che ha portato alla deposizione e morte di Saddam Hussein) ha partorito prima Al-qaida, il gruppo terrorista guidato da Osama bin Laden; quindi, per scissione dal primo, l’Isis di Abu-Bakr Baghdadi.
Tra i due diversi schieramenti, tuttavia, non c’è possibilità di confronto. Da un lato semplici milizie, seppure supportate sul piano economico e finanziario nonché militare, da alcuni Paesi arabi. Dall’altro un vero e proprio Stato: con una popolazione pari a circa 92 milioni di abitanti, una superficie di oltre 1,7 milioni di chilometri quadrati. Più di 5 volte l’Italia. Un Pil nominale (2025) di 356,5 miliardi di dollari. Circa il 60% di quello israeliano. Ma soprattutto…
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