Il Sì dilapidato in poche settimane con la trappola del "politicizzare"
“L'articolo discute la sconfitta del fronte del Sì in un referendum costituzionale, attribuendo la responsabilità a una campagna del No ben orchestrata e alla paura evocata dagli oppositori. Viene evidenziata la difficoltà di mantenere una maggioranza e la critica ai sondaggi che avevano inizialmente previsto un esito diverso.”
Era partita col piede giusto: il Sì sembrava maggioranza, il Sì sembrava pronto ad agguantare una vittoria storica, il Sì era avanti di molti punti. Ma la lunga volata di queste settimane si è conclusa con il sorpasso dei No e la sconfitta dei riformatori. Game over e fine del sogno di cambiare la Costituzione.
"Abbiamo perso un'occasione storica per il nostro Paese - osserva Enrico Costa, deputato di Forza Italia, uno dei volti del Sì - ma sinceramente non credo che dobbiamo fare chissà quale autocritica. È arrivata la grande onda del No che ha messo insieme motivazioni diverse: la difesa ideologica della Costituzione più bella del mondo, la paura che la magistratura finisse sotto il controllo della politica, l'opposizione senza se e senza ma a Giorgia Meloni e alla maggioranza di centrodestra. A sinistra sono stati abili a toccare le corde della paura, dell'indignazione, del pregiudizio. E i contenuti reali - lo strapotere delle correnti, il perdonismo facile della Disciplinare, gli squilibri di un sistema in cui il giudice non è effettivamente terzo - sono rimasti purtroppo sullo sfondo".
Insomma, gli errori, se ci sono stati, vengono giudicati veniali e non decisivi. Sarà for…


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