Il cretto di Burri sulla riforme? È di argilla. Le pillole liberali di Sterpa su Pareto
“L'articolo analizza le recenti riforme costituzionali in Italia, suggerendo che nessuna maggioranza politica sarà disposta a modificarle nel prossimo futuro, e critica la retorica attuale sulla sacralità della Costituzione.”
Requiem per le riforme costituzionali dal voto del 22 e 23 marzo?
Senza dubbio la doppietta dei referendum 2016 e 2026, da molti euforici commentatori non a caso accostati nel giubilo giacobino da curva dello stadio, sembra dirci che adesso nessuna maggioranza politica toccherà più le norme della Costituzione per un bel po’ di tempo.
Sarebbe un errore per vari aspetti e secondo me – visti i dati elettorali – non potrebbe neppure essere vero.
Siamo usciti dalla retorica demagogica che la “Costituzione non si tocca” e che “non si tocca a maggioranza”.
Ce lo dicono non solo le norme della Carta (magari adesso gli autoproclamati salvatori della Carta se le rileggono con calma senza dover fare poi un post social), ce lo confermano i numeri (per oltre 13 milioni di italiani) e ce lo dice la storia costituzionale dal 2001: anzi quella della giustizia era una revisione meno “a colpi di maggioranza” delle precedenti visto che il terzo polo (quasi l’8% alle politiche) ha votato in parte a favore e in parte si è astenuto!
Nel passato abbiamo fatto riforme con tre voti di vantaggio al Senato l’ultimo giorno della Legislatura per puro scopo elettorale (il centrosinistra nel 2001 ha cambiat…
La vittoria di Pirro del campo largo: votare No e diventare conservatori. Il paradosso italiano, indignazione per Tortora e Palamara ma niente Sì alla riforma
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