Le imprese e la crisi nel Golfo: "Regole ambientali Ue da rivedere"
“L'articolo analizza l'ottimismo iniziale per l'economia italiana nel 2026, ma mette in guardia sui rischi legati alla guerra in Medio Oriente e all'aumento dei costi energetici per le imprese.”
Roma, 22 marzo 2026 – "Il 2026 è cominciato con segnali molto incoraggianti per l’economia, con consumi in crescita all’1,3% a febbraio, inflazione sotto controllo, occupazione ai massimi e una previsione di Pil all’1%". È con una nota di fiducia che esordisce il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Ma l’ottimismo deve fare i conti con la guerra in Medio Oriente: "Sì, sta rimettendo tutto in discussione, a cominciare da probabili fiammate inflazionistiche con pesanti impatti su fiducia, consumi e investimenti. Senza dimenticare specifiche ricadute negative su alcuni comparti in particolare, come trasporti, logistica e turismo".
Quali scenari ipotizzate per il futuro prossimo?
"Il nostro ufficio studi ha ipotizzato due scenari: se il prezzo del petrolio dovesse rientrare su livelli intorno ai 70 dollari entro maggio, l’impatto negativo su Pil e consumi sarebbe ridotto, nell’ordine di un decimo di punto. Se invece lo scenario di guerra dovesse mantenere il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari fino a fine anno, questo comprometterebbe le prospettive economiche del 2026 dimezzando la crescita. In una parola, svanirebbe la ripresa".
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